Per il papa argentino le campane di Capurso hanno suonato prima di quelle di Castelgandolfo.

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Non è una chiacchiera. E’ la sacrosanta verità. Sarà stato pure un problema tecnico, ma è successo. E può significare tante cose. Ma andiamo con ordine. Il nuovo Papa ci piace! Lo dicono i social network, lo diceva la gente nel bar alle 7 di stamattina, lo dicono i soliti opinionisti televisivi. Il capo supremo che si affaccia alla finestra e dice che tocca a lui benedire noi, è vero,  ma   prima di farlo ha bisogno della benedizione del suo popolo. Mi è sembrato un grande atto di semplicità e umiltà. Dovremmo prenderne esempio. Dobbiamo prenderne esempio soprattutto perchè, la gente umile e semplice, nelle cabine di comando scarseggia sempre di più. Le cabine di comando, sono sempre più, piene di uomini che si sentono arrivati, super, insostituibili ed eterni. Tutte stronzate! La verità è che siamo tutti fragili e deboli e che per reggere allo stress, al confronto con la gente, al passare del tempo, abbiamo bisogno di condividere le nostre emozioni, i nostri problemi e le nostre gioie, con il più alto numero di persone immaginabile, nel difficile tentativo di assorbire da loro quanta più positività possibile. Questa è la sensazione positiva e la speranza che Francesco mi ha dato ieri sera. Il suo compito sarà difficile. E’ il capo di una chiesa malata. Malata non solo per gli scandali bancari, per la pedofilia, per la crisi vocazionale. No. Sono problemi marginali. Seri ma marginali. E’ molto più diffusa la mancanza di fede, o addirittura la fede per “moda”. Non mi nascondo, molte volte, e da tanto tempo, il mondo della chiesa mi irrita. Quando parlo di mondo, mi riferisco a tutto quello che gira attorno alla chiesa cominciando dai piani più bassi: le Parrocchie. Le Parrocchie, così come le sedi paesane dei partiti, penso siano lo specchio delle loro realtà immediatamente superiori. Trovo difficile la possibilità che la gente possa affezionarsi, innamorarsi e farsi catalizzare dalla fede cristiana. Piuttosto, noto una notevole disaffezione nei suoi confronti. Ma la colpa non è dei preti. O non sempre. Negativa è la rete che imprigiona le parrocchie. Molte volte i discepoli di Cristo, sono vittime di quella rete fatta di voglia di potere, di carriera a tutti i costi, anche all’interno di quel piccolo mondo. La sete di potere è tanta e diffusa. E’ questa la sfida che Francesco deve vincere. Abbattere la voglia di potere a tutti i costi di cui noi umani siamo sani portatori. Chi occupa i posti di potere non deve sentirsi il “capo”. Deve sentirsi il “mezzo”, deve sentirsi “al servizio” di chi l’ha scelto. Questo vale per tutto quanto ci circonda. Dalla politica alle istituzioni, alla squadra di calcio al capo di istituto sino ad arrivare al mondo della chiesa.  C’è bisogno di un bagno di umiltà e il Vescovo di Roma ieri ce ne ha dato un grande esempio. Ma è solo l’inizio, ne sono certo. Le campane a Capurso hanno suonato prima di quelle di Castelgandolfo. Sarà stato pure un problema tecnico, ma voglio sperare che sia il segno metaforico di un grande cambiamento. E spero, di cuore, che il cambiamento parta proprio dal paese di Santa Maria nel nome di Francesco, l’uomo scelto al servizio del popolo cristiano.

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