La mia Maratona. Che fatica. Ma che soddisfazione!

La Maratona di Roma! Non posso non raccontare le sensazioni di un’esperienza così intensa, impegnativa, dolorosa, gratificante e stimolante. Forse solo chi l’ha corsa almeno una volta nella vita può capire fino in fondo cosa significa affrontare una corsa di 42 km e 195 mt. Gli altri possono solo fidarsi e immaginare. La Maratona si corre con la testa. Superato il 30° km, solo la testa può darci la forza e l’energia di arrivare al traguardo. Da un certo punto in poi, ho corso da solo. Circondato da centinaia di atleti, spettatori e tifosi, ma da solo. Solo con dolori di ogni tipo che si danno il cambio dal bacino in giù. Ginocchia, caviglie, polpacci, piedi e soprattutto crampi ai quadricipiti. Ho affrontato la Maratona non in perfette condizioni fisiche. A un mese dall’appuntamento di Roma, un infortunio al tendine di Achille, mi ha costretto a saltare la parte più importante della preparazione. Avrei dovuto e potuto rinunciare e rimandare l’appuntamento. Ma sono capa tosta e ho battuto con forza la possibilità di gettare la spugna. Ma alla Maratona sono arrivato carico, accompagnato da mia moglie Tania e da un gruppo di amici fantastici che mi ha incoraggiato prima, durante e dopo la corsa. Alla partenza, sotto una pioggia battente, ho provato un’emozione mista a esaltazione. Una sensazione unica. Mi sentivo un gladiatore ai piedi del Colosseo. Ho corso per 25 km in compagnia di Giovanni e Marta, ci siamo dati il tempo, ci siamo incoraggiati l’un l’altro come non mai. Amici nella corsa, nel dolore, nella passione, nella determinazione. Emozioni uniche e irripetibili. Eravamo uno il coach dell’altro. Una complicità utile, necessaria, indimenticabile. Dal 25°, io e Marta, abbiamo perso il contatto con Giovanni, rimasto qualche centinaia di metri dietro. Al 30° Marta ha mantenuto il passo. Io a 200 mt dal 32° km, ho rischiato di cadere a causa di un dislivello dell’asfalto. Me la sono vista brutta. Per qualche secondo ho visto le stelle con tanto di Orsa Maggiore, Orsa Minore, Piccolo e Grande carro. Non so ancora come ho fatto a rimanere in piedi. Con me in quel momento c’era Nico, che intanto a causa di una storta al piede era rimasto indietro rispetto ai suoi tempi standard. Non mi sono fermato, sono andato avanti. Marta non l’ho più presa. A 32km e mezzo il quadricipite sinistro, ha iniziato a darmi avvisaglie di crampi. Immagino che lo sforzo fatto per rimanere in piedi abbia fatto la sua parte. Subito dopo, eccoli la, i miei amici inseparabili. Mi hanno amato così tanto che fino all’ultimo metro sono rimasti lì a farmi compagnia: i crampi! Prima la gamba sinistra e a seguire quella destra. Ma in quel momento è iniziata la parte più bella della Maratona. Quella del dolore e del sacrificio. Dello spirito di volontà. Della voglia di arrivare alla fine ad ogni costo. Ero da solo, a gestire testa e gambe. Nessuno è allenato ad affrontare momenti simili. E’ puro istinto, è pazienza, è imparare a conoscersi e a gestire quella poca forza ed energia che restano in corpo. E da quel momento si impara a considerare le piccole cose, dandogli un valore immenso. Perché nel dolore e nella sofferenza si da il giusto valore alle piccole cose, all’incoraggiamento di un bambino che ti urla “forza Campione!”, al runner danese che ti offre la sua ginocchiera e un gradito massaggio durante l’attacco di crampi, della coppia di turisti che dice “forza, mancano solo 2 km!”. Solo 2 km. Hai detto niente! Ma sono arrivato correndo. E questa è stata la più grande soddisfazione. Intanto, per onor di cronaca, Giovanni mi ha superato mentre attraversavo Piazza Navona, era il 35° km. Anche lui con i crampi. A 200 metri dall’arrivo, c’erano Marta, Marina, Domenica e Francesca a urlare “Forza Laricchia!“, e subito dopo Alfio e Tania in piedi su una loggia dei Fori Imperiali. Un gladiatore! Si, mi sono sentito un Gladiatore, e con le mani al cielo esultavo e salutavo tutti! Ero seriamente commosso. Non sentivo la stanchezza, era finita pure quella. All’arrivo ho visto centinaia di persone stramazzate a terra. Il mio primo pensiero è stato quello di recuperare sali minerali e anziché dirigermi verso il ristoro dell’acqua, sono andato direttamente a quello della birra. La birra più calda della mia vita bevuta in meno di 5 secondi. Da record! 
Grazie a Angelo Fedele Vito Ricci, miei fratelli di corsa e non solo. Mi hanno seguito negli allenamenti da gennaio in poi, km dopo km, con tanta pazienza e amicizia. Senza di loro correre la maratona non sarebbe stato possibile. 
Grazie a Marco VespasianiMichele Mazzarano e soprattutto Luciana De Rosa che hanno trattato con cura il mio infortunio. Luciana in particolare, è stata un’ottima mental-coach. “Michele, sei pronto per la Maratona. Non hai nessun dolore al tendine!” Parole imperative. E così è stato. 
Grazie a Marina ArgentieroDomenica CeglieFrancesca BondaneseMarta MizziClaudio ToscanoGiovanni De RosaEmanuele Altini, Fabio Minafra e Nicola Sassanelli, miei colleghi di Maratona. Amici di sofferenza, di sudore e di soddisfazione. Una grande famiglia!
Grazie al grande Alfio Mosca. Il grande assente (per infortunio), ma presente dall’inizio fino alla fine con la sua simpatia piacevole e contagiosa. Anche se una caricata se la scansa un giorno si e l’altro pure. 🙂
Grazie alla Bio Ambra New Age, a tutti gli Speedy Runners, e in particolare al grande presidente Vito Cassano. Bellissimo il suo whatsapp di lunedì mattina “… Caro Michele, come stai? Ti sei preso una grande soddisfazione. L’unico problema: la maratona, quando ti prende, non ti lascia più…!!!“, mai parole furono così profetiche!
Grazie a mia madre, la Lasagne di lunedì, è stata un piacevole pensiero per tutta la maratona.
E infine, il ringraziamento n°1. Grazie a Tania! La vera Maratona l’ha fatta lei. Aveva i battiti a 3.000 e a fine corsa era distrutta più di me. Mi ha fatto compagnia su tutto il percorso. Per la prima volta da quando corro, ho gareggiato con la fede al dito. Ero tentato di lasciarla prima dello start, ho sempre paura di perderla. Ma ho fatto la scelta giusta.  La fede si è rivelata essere energia pura. Nei momenti di difficoltà, un bacio alla fede mi ha dato la forza di spingere fino alla fine. E’ il caso di dirlo, nella gioia e nel dolore! 😉
Alla prossima Maratona!!!

p.s. Complimenti a Gianfranco Ferrara, primo dei capursesi all’arrivo.

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